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Luna in Ariete

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Traduzione dal Serbo: Nina Gajic <ninagajic92@gmail.com>


 

„I found my thrill on Blueberry Hill,
on Blueberry Hill, when I found you.
The moon stood still on Blueberry Hill,
and lingered until my dreams came true…“
(Louis Armstrong)

Cosa sarebbe la vita, per quelli nati con la Luna in Ariete, se non una vita che vale la pena conquistare? Se la vita sarebbe una previdenza come lo sonno che ci viene sempre ovvero se la vita sarebbe una certezza assoluta, la quale ci garantirebbe chi sa quale sicurezza? Per questi adrenalina dipendenti la vita del genere sarebbe solamente la linea dritta, squallida come la morte. Che tipo di vita è la vita che non cerca i brividi e l’eccitazione? Che tipo d’amore è se non guidata dall’infatuazione frenetica, se non comprende conquista e la fiamma che dura anche dopo dieci anni dell’attesa, qualli sono gli occhi se non splendono con lo splendore ardente minacciando a ogni nuova alba e provocandola per essere provocati dalla sua luce. Che tipo dell’uomo è quello non devoto ai suoi desideri, il quale li tradirebbe, che si arrende, perde la speranza, che si scoraggia. No. Qui assolutamente niente può impedire all’uomo di percorrere i sentieri che conducono alla Luna.

Questo è per l’appunto il dipinto di ogni uomo che si trova sotto un lampione, oppure della donna, e magari per questo, la madre di sopraddetto Louis Armstrong il quale aveva la Luna in Ariete, era prostituta, ma nei suoi ricordi lei era coraggiosa e degna d’amore, come se non bastasse per colpa sua lavorava nella prima gioventù per farla rinunciare a quel lavoro. Lo stesso Louis Armstrong, il quale canterà al mondo con la sua voce rauca l’ode più bella mai registrata , ha detto: „What I play is life“. È proprio così, perché l’unica ispirazione per quello nato con la Luna in Ariete è la vita, però no dal punto di vista metafisico, il quale senso per la gran parte rimane ignoto all’uomo, ma la vita come l’esperienza personale e autentica di un uomo. Questo e perciò la storia dell’uomo e della sua anima, dell’uomo e dei suoi desideri più profondi per i quali non si riesce a prendere sonno.

I sogni perseguitano, perché tutto in Ariete perseguita, spinge fanaticamente al lavoro, conquista, qualsiasi cosa, e quei sogni sono i sogni dell’eccittazione, dei brividi piacevoli che occorrono nel vedere una donna giovane oppure nel sentire il tocco di un uomo imponente che si invoca nell’incoscienza di queste donne per tutta la vita. Per questa ragione la persona con questa posizione della Luna non deve mai essere ben inserita nella società. Questa persona è, innanzi tutto, una „situazione“ marginale, la quale per mezzo della professione, carattere o comportamento, manda sempre il messaggio che l’uomo tutto deve provare da solo: „Che valono le esperienze altrui se io non le ho vissute?“ Voglio la vita, la propria vita, sta urlando questo essere dalla sua profondità, e spinge all’eroismo, al coraggio straordinario, il che non necesseriamente vuol dire che questo uomo sia il nemico pubblico numero uno com’era Al Capone ( la Luna in Ariete ), al contrario, lui può essere il gran maestro della lettura moderna, come Borhes ( La Luna in Ariete). In tutto quello moderno, nuovo, non ancora provato, differente, tendenzioso, severo e ctritico come lo schiaffo educativo all’umanità e l’invito a tutti a riprendere animo, lasciar che il sangue corre per le vene, questa gente sempre compie i propri sogni e nonostante l’eta trova l’ispirazione nel suo animo coraggioso e catturato dalla giovinezza per essere poi idolizzata dai giovani a cui si presenta come modello di comportamento.

Perciò qui si possono trovare molti pedagogici i quali non si servono delle basi imparati della pedagogia, ma dell’esempio proprio che altri seguono perché chi ha la Luna in Ariete è un leader nato – il che si vede dalla sua prima infanzia.

E può ciascuno dare la colpa a loro per la sfrontatezza, l’improntitudine, la sfacciataggine e perfino la scandalità (Angelina Jolie) che a volte manifestano, se alla fine si sa che l’unica aspirazione e necessità nascosta di queste persone è conquistare, creare, e non è che loro sono autorevoli ma la loro anima che lascia che i sentimenti diano gli ordini, comandino, determinino l’obiettivo, la quale guida da battaglia in battaglia, da un amore all’altro, instancabile e impaziente nella sua eterna angoscia per salvarsi dalla letargia e dalla depressione, che ditestano e non sopportono, ma i quali attaccano come un demone quando uomo è senza sogni e quando vive nell’eterno vuoto del silenzio, della pace e della preditibilità. Allora uomo si salva allontanandosi dalla routine della vita quotidiana che gli incita paura e perciò lui mai l’accetta come parte della vita, invece la ritiene nemico, il quale minaccia la vita dell’essere piu vivo della sua profondità. Lasciando la casa, i principi morali, il paese, la moglie, il lavoro, dovete intendere che questo uomo sta solo cercando di salvarsi come Virginia Woolf.

INSTANTI – DON HEROLD

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igenico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l’adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell’acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.

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